Come molti altri urologi nel mondo, sono rimasto colpito dall'ultimo attacco (questa volta da parte di autorevoli società americane) sul valore del PSA come test di screening per il cancro della prostata. Ogni giorno, come molti colleghi, mi capita di vedere pazienti che si presentano con diagnosi di tumore prostatico avanzato e che saranno presto vittime delle terribili complicanze di questa malattia. Ogni volta penso che, nella vita del paziente che ho davanti c'è stato un momento in cui la malattia era curabile, in cui si poteva fare una diagnosi tempestiva. Il PSA, pur imperfetto, ci ha permesso di curare milioni di persone. Lavoriamo per perfezionarne l'uso adesso, in attesa di un marcatore tumorale migliore
Lascia una risposta